Freno all'Europa, freno alla modernizzazione

Le elezioni politiche del 2008 avranno una lista di temi importanti al centro del dibattito e difficilmente vi trovera' spazio il tema del ruolo dell'Italia in Europa. Il paese ha troppi problemi urgenti da risolvere e, anche a causa della vasta disinformazione operata dai media e dai politici italiani, gli italiani non danno troppa importanza all'Europa, si limitano a accettare ciecamente quasi tutto cio' che viene da Bruxelles. L'Ue per la maggior parte degli italiani e' forse l'unico fattore di modernizzazione del paese e la classe politica attuale puo' essere considerata un'ostacolo a tale modernizzazione.

Come potrebbe non essere cosi'? Il 14 febbraio scorso la Commissione europea ha pubblicato la classifica degli Stati membri rispetto alla trasposizione e recepimento nel diritto nazionale delle norme europee in materia di mercato interno, proprio quelle norme finalizzate ad aumentare la concorrenza, l'integrazione con i partners europei e dare piu' potere ai consumatori. L'Italia si e' classificata ultima con ben 134 procedure d'infrazione in corso a fronte di una media di 68,5. Il doppio della media dei vecchi Stati dell'Ue. Le procedure d'infrazione, sono promosse dalla Commissione in caso di mancata, contraria od erronea applicazione delle norme comunitarie. Fino ad oggi, quindi, i politici italiani si sono contraddistinti per la loro incapacita' di applicare le politiche europee in un paese che sempre piu' vecchio arranca dietro ai sui partners.

Eppure l'ultimo governo italiano, il governo Prodi, si e' distinto per uno sforzo in senso contrario a quanto avvenuto finora: con l'ultima legge comunitaria, infatti, l'Italia e' scesa sotto alla soglia obiettivo del'1,5% di direttive non trasposte negli ultimi sei mesi. Nello stesso periodo ben 19 procedure d'infrazione sono state risolte. Tuttavia, si ha il forte sospetto che questo risultato sia merito, piu' che dell'insieme del governo, degli sforzi del ministro per le politiche comunitarie (gia' commissario) Emma Bonino. Per quanto riguarda l'indirizzo generale ci si sarebbe potuto legittimamentea aspettare molto di piu' da un Presidente del Consiglio ex Presidente della Commissione come Romano Prodi. Ma negli ultimi Consigli europei e, in particolare, nel Consiglio europeo della scorsa primavera che ha sancito l'accordo sul trattato di riforma istituzionale dell'Ue, la delegazione italiana e' stata totalmente assente mentre capi di Stato di altri paesi lavoravano intensamente gareggiando per vincere i meriti dell'accordo e l'implicita leadership dell'Ue.


Nel dopo 13-14 aprile 2008 quali prospettive per la posizione dell'Italia in Europa?

Difficile prevedere qualche cambiamento in senso positivo. In caso di vittoria del centro-destra si assisterebbe probabilmente ad un altro quinquennio di governo Berlusconi (piaccia o non piaccia) sostenuto dalla forte componente anti-europea e protezionista della Lega Nord appoggiata in molti casi dai rappresentanti della destra di Alleanza Nazionale. Se dovesse vincere il centro-sinistra, invece, malgrado qualche possibile sorpresa, la maggioranza di governo sarebbe certamente piu' assorbita dalla ricerca di una propria nuova identita' politica e, allo stato degli accordi pre-elettorali, fra le personalita' europeiste piu' capaci, ne' Emma Bonino, ne' Tommaso Padoa Schiopppa (ex direttore generale della Commissione e ex consigliere d'aministrazione della BCE) sarebbero parte della squadra di governo. In caso di mancata chiara vittoria di uno dei maggiori schieramenti, la classe politica italiana deciderebbe probabilmente per un governo trasversale di transizione con il chiaro compito di riformare il "sistema paese". Quest'ultimo scenario, sebbene sia forse il piu' positivo per l'Italia, comporterebbe necessariamente un altro periodo d'assenza dalla scena europea.


Appuntamento mancato

Si tratta di un vero e proprio appuntamento mancato per l'Italia in un'Europa che aspetta l'emergere di un motore trainante. Infatti, l'atteggiamento ambiguo di Nicolas Sarkozy, la debolezza interna di Angela Merkel, l'euroscetticismo cronico di Gordon Brown e l'emergere di economie piu' dinamiche e determinate come quella spagnola o quella polacca lascerebbero spazio ad un importante ruolo dell'Italia come mediatore. Inoltre, fra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 il nuovo quadro istituzionale dell"Europa si disegnera' concretamente anche con delle importanti nomine, come quella dell'alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (nonche' vice-presidente della Commissione), quella del Presidente dell'Unione europea in carica per 2,5 anni e quella del nuovo presidente della Commissione in carica dal 2009 al 2014.

E' inevitabile concludere che occorrera' che l'Italia risolva gran parte dei problemi che l'affliggono prima di poter acquistare un qualche ruolo di rielevo nell'Unione europea prima che nel mondo. Non resta che sperare che cio' avvenga il prima possibile nella certezza che, se la scena politica italiana non sara' rinnovata al piu' presto, il paese restera' a lungo relegato nell'ultimo vagone del treno europeo senza alcuna possibilita' di deciderne la direzione.

Bruxelles 18 febbraio 2008

zzz